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COLD CLEMENTINE
Cold Clementine nasce così: un cocktail essenziale, agrumato e cristallino, che ti dà subito quella sensazione “ice” — come aria fredda sul viso — ma con un cuore morbido e succoso.
COCKTAILS
1/3/20267 min leggere
Introduzione
Ci sono cocktail che ti prendono per mano e ti portano subito in un posto preciso: un agrumeto d’inverno, la scorza fresca tra le dita, l’aria pungente che ti sveglia i sensi. Il Cold Clementine nasce proprio da questa sensazione. È un drink agrumato e luminoso, ma con una profondità sorprendente: il gin fa da spina dorsale, lo zenzero aggiunge un colpo secco e speziato, l’amaretto arrotonda con una dolcezza “da pasticceria”, mentre lime e clementina tengono tutto in equilibrio, tra acidità e succosità.
È il classico cocktail che sembra semplice al primo sorso, ma poi continua a raccontare: prima fresco, poi caldo-speziato, infine morbido e leggermente mandorlato.
Ricetta passo dopo passo
Per un buon Cold Clementine abbiamo bisogno di;
Ingredienti:
45 ml di Gin London Dry
30 ml di Succo di mandarino
15 ml di liquore allo zenzero
22,5 ml di succo di lime
7,5 Amaretto Disaronno
Procedimento:
Partendo con l'inserire tutti gli ingredienti in uno shaker
Raffreddare il bicchiere prima di servirlo
Shakerare vivacemente il cocktail
Togliere l'acqua in eccesso nel bicchiere in cui dobbiamo servire
Servire il nostro cocktail ''Cold Clementine''
Decorare con una fetta di mandarino
Tecniche di Preparazione
Succo di Mandarino
Appena spremuto è profumatissimo, dolce e vivo, ma può diventare in un attimo troppo “piatto” o leggermente amaro se lo tratti male. La differenza sta in tre cose semplici: scegliere i mandarini giusti, spremere con delicatezza e filtrare quanto basta.
Parti dalla materia prima: i mandarini devono essere maturi, pesanti in mano e molto profumati. Quelli leggeri spesso hanno meno succo e più fibra, e il risultato è un succo meno intenso. Prima di spremerli, lasciali a temperatura ambiente e rotolali sul piano con il palmo: è un gesto piccolo, ma aiuta a liberare più liquido senza stressare troppo la polpa.
A questo punto spremi. Se usi uno spremiagrumi manuale, evita di “strizzare” fino all’ultima goccia: è lì che spesso esce la parte più amara, soprattutto se schiacci anche un po’ di parte bianca. Se invece hai uno spremiagrumi elettrico, lavora a impulsi brevi e non tenere il frutto premuto troppo a lungo: il succo deve uscire, non essere “macinato”.
Quando hai finito, assaggia e decidi la consistenza. Se lo vuoi pulito e brillante (perfetto anche per cocktail), filtralo con un colino fine. Se invece ti piace più “rustico”, filtralo solo grossolanamente per tenere un po’ di polpa: sarà più corposo, ma anche più delicato da conservare.
Il consiglio più importante è questo: il succo di mandarino dà il meglio subito. Se puoi, usalo entro 30–60 minuti. Se devi conservarlo, mettilo in una bottiglia o barattolo ben chiuso, riempiendolo quasi fino all’orlo (meno aria = meno ossidazione) e tienilo in frigo. Il giorno dopo sarà ancora buono, ma perderà un po’ di profumo: è normale.
Se vuoi un trucco “da bar” per farlo sembrare appena fatto anche dopo un po’, aggiungi una goccia di succo di lime: non deve sentirsi come lime, deve solo “accendere” l’aroma del mandarino.
Liquore allo zenzero
Lo zenzero è uno di quegli ingredienti che, in miscelazione, cambia tutto: dà energia, pulisce il sorso e aggiunge una piccola “scintilla” speziata che rende un cocktail immediatamente più interessante. Preparare un liquore allo zenzero fatto in casa è più semplice di quanto sembri, e il vantaggio è enorme: puoi decidere tu quanto dev’essere dolce, quanto dev’essere piccante e quanto dev’essere agrumato.
La base è sempre la stessa: alcol + zenzero fresco + zucchero. La differenza tra un liquore buono e uno che pizzica e basta sta nel modo in cui tratti lo zenzero e nei tempi di infusione.
Usa zenzero sodo, profumato e senza parti raggrinzite. Sbuccialo con un cucchiaino (è il metodo più pulito) e poi taglialo a fettine sottili o a piccoli pezzi. Più lo tagli fine, più l’infusione sarà rapida e intensa. Se vuoi un risultato elegante, evita di grattugiarlo: rilascia molta fibra e rende il filtraggio più complicato.
Infusione: estrarre aroma senza “bruciare” il gusto
Metti lo zenzero in un barattolo di vetro e coprilo con un distillato neutro o pulito (vodka va benissimo; anche un gin molto secco funziona, se vuoi una nota botanica). Chiudi e lascia in infusione in un luogo buio, agitando ogni tanto.
Qui c’è la regola d’oro: assaggia spesso. Lo zenzero cambia in fretta: all’inizio è fresco e agrumato, poi diventa più pungente e “caldo”. Quando senti che il profumo è pieno e la piccantezza è piacevole, sei al punto giusto.
Dolcificare: sciroppo, non zucchero a caso
Per trasformare l’infusione in un vero liquore, aggiungi uno sciroppo semplice (acqua + zucchero). È il modo più controllabile per ottenere un liquore morbido e bilanciato, senza cristalli e senza sorprese. Unisci poco alla volta, mescola e assaggia: lo zenzero deve restare protagonista, lo zucchero deve solo renderlo rotondo.
Filtra con colino fine (e, se vuoi un risultato “da bottiglia”, anche con una garza o filtro da caffè). Poi lascia riposare il liquore in frigo o in dispensa per qualche giorno: i sapori si legano e la sensazione al palato diventa più pulita.
Food pairing: cosa abbinarci
Il Cold Clementine gioca su tre assi: agrumi + spezia (zenzero) + dolcezza mandorlata (amaretto). Quindi gli abbinamenti migliori sono quelli che:
sfruttano la freschezza per “tagliare” grassi e fritti,
accolgono la nota mandorlata con sapori tostati o leggermente dolci,
non coprono gli agrumi con piccante eccessivo.
1) Aperitivo salato “croccante”
Fritti leggeri (tempura di verdure, calamari, chips artigianali) o arancini non troppo carichi di sugo. La parte agrumata e l’acidità del lime ripuliscono, lo zenzero dà slancio, l’amaretto ammorbidisce il finale.
2) Formaggi
Caprino fresco, robiola, oppure pecorino giovane. L’acidità e la clementina si sposano benissimo con la cremosità; la mandorla dell’amaretto crea un ponte aromatico “da tagliere”.
3) Pesce e crudi (se vuoi un pairing più elegante)
Tartare di tonno o salmone, carpacci agrumati, oppure gamberi con zest di agrumi. Il gin e gli agrumi amplificano la parte “marina”, lo zenzero aggiunge un twist quasi asiatico senza diventare invadente.
4) Cucina asiatica
Gyoza, pollo al sesamo, noodles non troppo piccanti. Zenzero + lime fanno da filo conduttore. Qui evita salse eccessivamente dolci o piccanti: rischiano di schiacciare la clementina.
5) Dolce (se lo servi after dinner)
Vai su dolci secchi o agrumati: biscotti alle mandorle o cantucci morbidi, crostata di agrumi, torta di ricotta e scorza d'arancia. In questo caso l'amaretto diventa protagonista e la clementina mantiene il senso di freschezza, senza l'effetto ''stucchevole''.
FAQ – Cold Clementine
Il Cold Clementine che tipo di cocktail è?
È un cocktail agrumato e speziato a base gin, con una parte fresca data da lime e clementina e una profondità più calda e rotonda data da liquore allo zenzero e amaretto. In bocca parte brillante e chiude morbido, con una scia leggermente mandorlata.
Che gin devo usare per farlo venire bene?
Funziona meglio con un gin “pulito” e secco, dove le botaniche non coprono gli agrumi. Se usi un gin molto aromatico o floreale, il rischio è che la clementina perda definizione. Se vuoi un risultato più deciso, scegli un London Dry; se vuoi un profilo più morbido, un gin agrumato è perfetto.
Posso usare succo di clementina confezionato?
Si può, ma cambia molto. Il succo fresco ha profumo e una dolcezza naturale più viva. Quello confezionato tende a essere più piatto e spesso più dolce: in quel caso conviene aumentare leggermente il lime per ritrovare equilibrio e “spinta”.
Mandarino e clementina sono la stessa cosa? Posso sostituirli?
Non sono identici, ma sono parenti stretti. La clementina di solito è più dolce e profumata, il mandarino può essere più intenso e a volte più “rustico”. Puoi sostituire, ma assaggia e regola il lime: è lui che riporta tutto in asse.
Che ruolo ha l’amaretto nel Cold Clementine?
L’amaretto non serve solo a “dolcificare”. Aggiunge una nota di mandorla che lega gin e agrumi, rende il sorso più rotondo e dà un finale da pasticceria. Se esageri, però, rischia di coprire la parte fresca: meglio usarlo con mano leggera.
Come faccio a bilanciare dolce e acido?
Il trucco è assaggiare mentalmente il drink in tre momenti: apertura (agrumi), centro (zenzero), finale (amaretto). Se risulta troppo dolce, aumenta leggermente il lime o riduci l’amaretto. Se risulta troppo “tagliente”, aggiungi un filo di clementina o riduci il lime.
È meglio shakerato o mescolato?
Con succhi di agrumi, la scelta naturale è lo shaker: serve per integrare bene, raffreddare e dare una texture più viva. Mescolarlo (stir) lo renderebbe meno armonico e meno brillante.
In che bicchiere lo servo?
Se vuoi un risultato elegante e più “pulito”, servilo in coppetta ben fredda. Se lo vuoi più easy e beverino, va benissimo anche in tumbler con ghiaccio: cambia la percezione, diventa più lungo e rilassato.
Posso prepararlo in anticipo (batch) per una serata?
Sì, ma con una regola: prepara in anticipo la parte alcolica (gin + liquore allo zenzero + amaretto) e aggiungi i succhi solo poco prima di servire. Gli agrumi ossidano e perdono profumo: farli all’ultimo mantiene il drink “vivo”.
Che garnish ci sta bene?
Una scorza di clementina (o arancia) espressa sopra il bicchiere è perfetta: amplifica il profumo senza aggiungere dolcezza. Se vuoi richiamare lo zenzero, una fettina sottile può funzionare, ma meglio restare minimal per non coprire l’aroma agrumato.
Con cosa lo abbino da mangiare?
Sta benissimo con fritti leggeri, formaggi freschi e piatti di pesce, perché lime e zenzero puliscono il palato mentre l’amaretto arrotonda. Se lo servi dopo cena, prova con biscotti alle mandorle o una crostata agli agrumi.
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