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LONG ISLAND ICED TEA
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COCKTAILS
11/27/20258 min leggere
Introduzione
Dal punto di vista tecnico, il Long Island Iced Tea è un highball iper-alcolico che gioca sull’illusione visiva e gustativa del “tè freddo” avente una base alcolica che include: vodka, gin, rum bianco, tequila bianca, triple sec (o un altro orange liqueur). Una parte acida costituita da succo di limone o sostituito da un sour mix nelle versioni più commerciali, una parte dolce di zucchero o sciroppo di zucchero( o incluso nel sour mix), e si termina la bevanda con un top di cola che da il colore tipico del té. Risultato? Una bevanda con una gradazione molto alta per un long drink ma con una percezione alcolica mascherata dalla dolcezza, acidità e bollicine degli ingredienti che lo compongono.
Origini: New York vs Tennessee – una storia a due Long Island
Come spesso succede nella storia dei cocktail, anche il Long Island Iced Tea ha più di una leggenda di nascita. Le due principali scuole di pensiero sono:
1. Long Island, New York – Robert “Rosebud” Butt (anni ’70)
Questa è la versione più famosa e più citata nei contesti moderni.
Siamo nei primi anni ’70, al Oak Beach Inn, un locale molto noto a Long Island (New York). Il bartender Robert “Rosebud” Butt racconta di aver creato il Long Island Iced Tea durante una gara tra bartender con l'obiettivo di inventare un nuovo cocktail usando il triple sec. Butt avrebbe combinato vodka, gin, rum bianco, tequila, triple sec, succo di limone, zucchero, e un top di cola per dare colore e rotondità.Il drink diventa subito popolare tra i clienti del locale, poi si diffonde lungo la costa e, nel tempo, nel resto degli USA e del mondo.
Questa versione è coerente con:
il contesto anni ’70: voglia di drink forti, cultura del “party drink” e il boom dei locali da costa e delle discoteche.
la struttura del cocktail:
mix di più spiriti bianchi + triple sec + sour mix + cola = tipico della miscelazione “spinta” di quel periodo.
Per molti storici del bar, questa è la versione più credibile come nascita del Long Island Iced Tea “moderno”, quello che conosciamo oggi.
2. Long Island, Tennessee – “Old Man Bishop” (Proibizionismo)
L’altra storia sposta l’origine indietro di circa 50 anni e lontano da New York.
Siamo negli anni ’20, periodo del Proibizionismo negli Stati Uniti.Nel Long Island sul fiume Holston, vicino a Kingsport, in Tennessee. Il protagonista è un personaggio noto come Charles “Old Man” Bishop, bootlegger della zona. Bishop avrebbe creato una miscela alcolica molto forte, con:
diversi tipi di alcol illegale,
un po’ di sciroppo,
e tè (o qualcosa di simile) per mascherare l’alcol.
Il drink sarebbe stato perfezionato dal figlio, “Ransom” Bishop, avvicinandosi nel tempo alla struttura del Long Island Iced Tea moderno.
Questa storia è affascinante perché:
si inserisce perfettamente nel contesto del Proibizionismo,
giustifica l’idea di un drink che sembra tè freddo ma in realtà è un concentrato di alcol.
Il problema principale è la mancanza di prove documentali solide e la ricetta originale non coincide esattamente con quella standardizzata negli anni'70. Inoltre molti storici considerano questa versione più come un mito locale che come vera origine del cocktail moderno..
Perché “Iced Tea” se non c’è tè?
Il nome è una parte fondamentale dell’identità del cocktail:
Aspetto visivo:
la combinazione di spiriti chiari + sour + cola crea un colore ambrato/marrone molto simile al tè freddo.
Percezione gustativa:
acidità del limone,
dolcezza dello zucchero e della cola,
leggera nota agrumata del triple sec,
il tutto su una base alcolica ben nascosta.
Si ottiene un risultato che al palato, soprattutto per un bevitore poco esperto, può ricordare una limonata al tè freddo “molto carica”, più che un classico cocktail spirit-forward.
In chiave storica:
se prendi la versione Tennessee, il collegamento al tè (vero o presunto) ha senso come copertura durante il Proibizionismo;
se prendi la versione New York anni ’70, il nome “Iced Tea” funziona benissimo come marketing: suona innocuo, è facile da ricordare, contrasta con la potenza reale del drink.
Evoluzione del Long Island Iced Tea: da “trash drink” a caso di studio
Nel tempo, il Long Island Iced Tea ha fatto un percorso particolare:
1. L’era del “party drink”
Negli anni ’80–’90 e primi 2000 il Lond Island Iced Tea diventa simbolo di drink da discoteca o cocktail ''per sbronzarsi velocemente'', veniva spesso servito in versioni enormi, poco bilanciate con un sour mix industriale. Per molti bartender ''classici'' il Lond Island Iced Tea è un non-cocktail dato dal troppo alcol, poca finezza e zero attenzione al distillato
2.Rilettura nella cocktail culture moderna
Con la rinascita della cocktail culture, alcuni bartender lo rifiutano del tutto e altri lo reinterpretano in chiave più tecnica riducendo delle quantità di ogni spirito, uso di sour fresco(limone+zucchero) al posto del mix industriale, scelta di distillati di qualità e controllo della diluizione e del top di cola.
In questa chiave, il Long Island Iced Tea diventa:
''un esercizio didattico su come gestire un blend di più basi in un highball, mantenendo il drink bevibile e riconoscibile.''
Struttura tecnica del Long Island Iced Tea
Se lo guardi con l’occhio del bartender, il Long Island Iced Tea è un multi-spirit sour highball con cola.
Schema:
parte alcolica:
4–5 spiriti bianchi in piccole dosi (gin, vodka, rum, tequila, triple sec),
parte acida:
succo di limone fresco,
parte dolce:
zucchero / simple syrup (o sour mix),
parte frizzante:
cola,
servizio:
bicchiere highball o tumbler grande,
molto ghiaccio,
fetta di limone come garnish.
Punti chiave tecnici:
Bilanciamento dolce/acido
se esageri con la cola → drink stucchevole e troppo diluito;
se esageri con il limone senza adeguare lo zucchero → drink aggressivo e squilibrato.
Gestione della gradazione
sommando 4–5 spiriti, anche in piccole dosi, arrivi facilmente a una gradazione alta;
la percezione però è bassa, perché:
dolcezza + acidità + bollicina mascherano l’alcol.
Ruolo del bartender
spiegare al cliente cosa sta bevendo,
evitare di trasformarlo in un “secchio di alcol” senza controllo,
usare il Long Island Iced Tea come esempio di responsabilità professionale.
Conclusione
Il Long Island Iced Tea è uno di quei cocktail che dividono: amato da chi cerca un drink “forte che non sa di alcol”, odiato da chi vede in lui il simbolo della miscelazione anni ’80–’90 più grossolana. Ma se lo guardiamo con l’occhio del bartender e dello studente di mixology, diventa un caso di studio prezioso.
Da una parte abbiamo il fascino delle sue origini controverse: l’interpretazione moderna legata a Robert “Rosebud” Butt e all’Oak Beach Inn di Long Island, New York, e il racconto più antico del Proibizionismo sul fiume Holston, in Tennessee, con un mix alcolico travestito da tè per sfuggire ai controlli. Dall’altra c’è la struttura tecnica: un multi–spirit sour allungato con cola, dove cinque basi diverse convivono in un bicchiere che sembra innocuo ma nasconde una gradazione importante.
Per chi studia bartending, il Long Island Iced Tea è utile per almeno tre motivi:
insegna quanto la percezione possa essere diversa dalla realtà alcolica del drink;
mostra i limiti del “metto dentro tutto” rispetto a una costruzione più ragionata;
apre il tema della responsabilità professionale, soprattutto con un pubblico giovane e poco esperto.
Nel percorso di Mixologia, il Long Island Iced Tea non è il cocktail da glorificare, ma quello da capire: conoscere la sua storia, saperlo preparare in modo tecnicamente corretto, e soprattutto decidere quando, come e se proporlo, fa parte della maturità di un bartender che non si limita a shakerare, ma ragiona su ciò che serve nel bicchiere e sulla persona che lo berrà.


FAQ sul Long Island Iced Tea
1. Il Long Island Iced Tea contiene davvero tè?
No. Nonostante il nome, nel Long Island Iced Tea non c’è tè.
L’effetto “tè freddo” è dato da:
il colore scuro della cola aggiunta in top,
il mix tra spiriti chiari, succo di limone e zucchero,
la presentazione in highball con ghiaccio e fetta di limone.
Il nome gioca proprio su questa illusione visiva e gustativa.
2. Qual è la ricetta base del Long Island Iced Tea?
Le proporzioni possono variare da bar a bar, ma la struttura classica prevede:
vodka
gin
rum bianco
tequila bianca
triple sec (o altro orange liqueur)
succo di limone fresco
zucchero / simple syrup (oppure sour mix)
top di cola
Si serve in bicchiere highball colmo di ghiaccio, con fetta di limone come garnish.
Dal punto di vista didattico, è un multi–spirit sour highball con cola.
3. Perché il Long Island Iced Tea è considerato così alcolico?
Perché somma più basi alcoliche nello stesso bicchiere:
gin
vodka
rum
tequila
triple sec
Anche se ogni singola dose è ridotta, il totale porta a una gradazione molto alta per un long drink.
La percezione però è attenuata da:
dolcezza (zucchero + cola),
acidità (limone),
effervescenza,
quindi il drink “sembra” più leggero di quanto sia realmente. È uno dei motivi per cui va gestito con attenzione.
4. Dove è nato il Long Island Iced Tea?
Le due principali versioni sono:
Long Island, New York (anni ’70)
attribuito a Robert “Rosebud” Butt all’Oak Beach Inn,
creato durante una gara tra bartender usando il triple sec,
è la versione più vicina alla ricetta moderna.
Long Island sul fiume Holston, Tennessee (Proibizionismo)
attribuito a Charles “Old Man” Bishop e poi al figlio,
un mix alcolico “mascherato” da tè per bere di nascosto.
La maggior parte degli storici del bar considera la versione di Long Island, New York, come l’origine del Long Island Iced Tea moderno, mentre la storia del Tennessee è vista più come mito locale o possibile precursore.
5. Perché molti bartender non amano il Long Island Iced Tea?
Per vari motivi:
è spesso associato a:
drink da discoteca,
consumo eccessivo,
poca attenzione alla qualità degli ingredienti;
viene preparato in versioni “esagerate”:
dosi sproporzionate,
sour mix industriale,
troppa cola,
zero controllo sulla gradazione.
Dal punto di vista della mixology moderna, il Long Island Iced Tea è visto più come caso limite che come esempio di eleganza.
Resta però utile come strumento didattico per parlare di bilanciamento, percezione alcolica e responsabilità.
6. Si può fare un Long Island Iced Tea “ben fatto” e più equilibrato?
Sì, se lo tratti come un cocktail serio e non come un secchio di alcol:
usare distillati di qualità,
lavorare con succo di limone fresco e zucchero (non solo sour mix pronto),
ridurre leggermente le dosi di ogni spirito per contenere la gradazione,
dosare la cola solo quanto basta per colore e rotondità, non per riempire il bicchiere.
Resta comunque un drink molto carico: anche in versione “ben fatta”, va spiegato e servito con consapevolezza.
7. Il Long Island Iced Tea è adatto a tutti i clienti?
No. È un cocktail che richiede attenzione:
non è ideale per chi:
ha poca esperienza con l’alcol,
chiede “qualcosa di leggero”,
deve guidare o ha bassa tolleranza;
può essere proposto, con le dovute cautele, a:
clienti consapevoli,
contesti in cui il consumo è controllato,
situazioni in cui il bartender può spiegare bene cosa sta servendo.
Per un bartender professionista, la scelta di proporre o meno un Long Island Iced Tea fa parte della responsabilità al bancone.
8. Esistono varianti del Long Island Iced Tea?
Sì, esistono diverse varianti, ad esempio:
Long Beach Iced Tea
sostituisce la cola con succo di cranberry.
Tokyo Iced Tea
usa Midori (liquore al melone) e spesso lemon-lime soda al posto della cola,
colore verde acceso.
Adios Motherfucker (AMF)
struttura simile, ma con curaçao blu e lemon-lime soda,
profilo ancora più “party drink”.
In tutti i casi, la logica resta la stessa: più spiriti bianchi + sour + soft drink. Cambia il colore, cambia il gusto, ma il concetto di base rimane quello.
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